domenica 30 maggio 2010

Fatalità.



Oggi domenica, dopo il pranzo i miei nipotini sono andati via con suo padre. E' una giornata triste e uggiosa, il sole si è ritirato nei suoi appartamenti e non si concede a noi miseri mortali. La casa è piombata in un silenzio rotto soltanto dalla tv accesa e da mio marito, che si lamenta per il piede che dopo l'ingessatura, non ne vuol sapere di sgonfiarsi. Io dovrei rassettare la cucina, ma prima un piccolo relax e al diavolo le faccende. La mia poltrona preferita è occupata da mio marito che non può muoversi ed io per il momento, mi sono trasferita sulla poltrona del salotto. Non è la stessa cosa, ma la stanchezza e la malinconia fanno effetto lo stesso. Chiudo gli occhi e il mio pensiero corre lontano. Avevo 16 anni, quando dopo il lavoro, per fatalità (avevo la mia adorata vespa dal meccanico e per giunta persi il pullman che mi riportava a casa). Era un bellissimo e caldo pomeriggio di giugno, decisi di andare a piedi, m'incamminai di buona lena, era una buona camminata che oltre tutto faceva bene anche al fisico. Dopo una curva che delimitava la fine del territorio di Lecco, assorta nei miei pensieri camminavo passo dopo passo, quando all'improvviso cominciai a volare e senza rendermi conto mi ritrovai al di la dello steccato che divideva la strada dal prato vicino. Vedevo in lontananza tanti visi chini su di me e non capivo cosa ci facessi in quella posizione. Cercai di sollevarmi, ma un dolore lancinante alla schiena mi obbligò a stare ferma. Dopo un vociare incomprensibile, delle braccia mi sollevarono e mi caricarono su una macchina, che correndo e suonando incessantemente, mi portò al pronto soccorso dell'ospedale di Lecco, davanti al quale ero passata una ventina di minuti prima a piedi. Tenevo gli occhi spalancati dal terrore, cosa mi stava succedendo? Arrivò un medico che mi disse: non temere, sei stata investita, ora cercheremo di tagliare gli abiti e vediamo.
Praticamente, mi raccontarono dopo, che un camioncino con al volante un ubriaco, sbandando per i fumi dell'alcool, uscendo fuori strada, mi aveva centrata in pieno buttandomi al di la dello steccato. La conseguenza fu costole rotte e anelli incrinati, ingessatura per 90 giorni, praticamente avevo una corazza di gesso, dal collo fino all'inguine, giugno, luglio ed agosto. Passavo il tempo semi seduta sotto un albero di casa mia, non potevo fare nulla e mentre le mie amiche erano in vacanza io all'ombra del mio albero sognavo ad occhi aperti il giorno che mi avrebbero tolto quella corazza.
Per quell'incidente, il mal di schiena diventò un affezionatissimo amico, ancora oggi ne pago le conseguenze e per un dottore che subdolamente si professava (amico) di famiglia, invece a nostra insaputa era il medico della controparte, persi buona parte di ciò che mi spettava. Ma questa è un'altra storia. PS. Quel medico, lavorava gomito a gomito nella stessa clinica dove prestava servizio mia madre, dividevano anche il pasto. Come dire: vai a letto con i cani e ti alzi con le pulci........

sabato 22 maggio 2010

Auguri alla mia meravigliosa figlia.






Si dice che maggio è il mese delle rose e simpaticamente, anche il mese in cui ragliano gli asini. Nella mia famiglia le ricorrenze festose in questo mese sono tante, una molto importante è il compleanno della mia meravigliosa figlia. Non ringrazierò mai abbastanza il buon Dio, per avermi fatto un dono così grande, insieme ai suoi fratelli, sono la cosa più bella e preziosa che mai avrei pensato di avere. Quando è nata e per la prima volta mel'hanno messa fra le braccia, non posso descrivere cosa ho provato, so soltanto che ho pianto tanto mentre la osservavo con quel visetto stupendo e con una massa di capelli neri come quelli di suo padre. Quanti anni sono passati da allora, ora è mamma anche lei, ma con gli anni, non ha mai perso quella gentilezza e quella dolcezza che l'hanno sempre distinta sin da piccola. Per il carattere umano e buono che ha non avrebbe mai potuto fare nient'altro che quello che fa da parecchi anni, L'infermiera! Tempo fa un'ammalato l'ha soprannominata, l'angelo delle corsie ed aveva ragione, ha una buona parola e un sorriso per tutti.
Voi direte, bella forza, parla così perchè è sua figlia. No! Parlo così perchè lo merita e chi la conosce, lo può testimoniare.
Rammento che da piccola, quando per la prima volta la sua maestra della prima elementare ha emesso un giudizio nei suoi confronti, l'ha descritta socievole e disponibile con tutti, nonchè bimba molto buona. Quante soddisfazioni mi ha dato! Con lei posso sempre parlare in piena libertà, sa ascoltare e consolare con una maniera di fare non comune.
Buon compleanno carissima katia e tanti auguri per molti meravigliosi anni sereni. Un grande abbraccio e grazie per tutto quello che fai e per come sei. Con amore, la tua mamma.

lunedì 10 maggio 2010

Mio fratello. 1a parte




Chissà perchè, quando sono più stanca del solito e mi rilasso sulla mia poltrona preferita, il cervello non ne vuole sapere di star buono e le mie solite cellule grigie, spaziano libere alla ricerca dei miei ricordi lontani nel tempo. Appunto questa sera, pensavo che in questo mio angolo, dove ormai ho raccontato tanto, non ho mai detto nulla di mio fratello.Una persona tanto importante e cara al mio cuore, non potevo ignorarla. E' più piccolo di due anni, allegro lunatico e particolare. Ha sempre avuto l'abitudine di prendere tutto con filosofia, senza prendersela più di tanto. E proprio questo suo carattere sornione e sotto certi aspetti menefreghista, che da giovane gli ha procurato non pochi problemi. Ricordo che non ne voleva sapere di proseguire gli studi e la mamma cercava di fargli capire che l'istruzione è la base della vita di ogni individuo, parole al vento! Un giorno se ne venne fuori con una grande scoperta: Mamma voglio lavorare, un mio amico mi assume in un laboratorio di pasticceria. E così cominciò la sua prima avventura lavorativa, all'età di 16 anni.
I primi giorni tutto filò liscio, per far vedere a noi come si trovava bene, tornava a casa allegro cantando e pieno di farina. Dopo qualche settimana, nel laboratorio prepararono una enorme torta per un battesimo, a lui fu dato l'incarico della consegna.
A metà pomeriggio tornò a casa, come mai dissi: mi hanno licenziato! Nel portare la torta sono inciampato e la torta si è rovinata, ho cercato di sistemarla, ma ho peggiorato la situazione, morale! sono tornato in laboratorio, ma il padrone incazzato nero, dopo aver detto un sacco d'improperi, l'ha mandato via. Lui l'ha presa male? Nemmeno per sogno, Non preoccupatevi! disse con un sorriso, Con tutti i lavori che ci sono...................

domenica 9 maggio 2010

Mio fratello. seconda puntata.


COME FANTOZZI.

Riflettendo, sulla mancanza di impiego che c'è al giorno d'oggi e facendo un triste paragone con gli anni passati, si potrebbe benissimo dire, che una volta il lavoro si trovava per strada non appena si schioccavano le dita e c'era soltanto l'imbarazzo della scelta.
Tornando a parlare di mio fratello, dopo l'esperienza negativa della pasticceria, in un batter d'occhio, trovò subito un'altro impiego ad un distributore di benzina. Il nuovo lavoro era anche comodo in quanto vicinissimo a casa. Era soddisfatto! tornava a casa cantando e tutto andava bene. Ma haimè, dopo poche settimane, tornò prima del solito, con un diavolo per capello e disse che aveva perso il lavoro. Gli chiesi cosa fosse successo e lui raccontò con tutti i particolari: ho messo in pratica quello che mi ha insegnato il padrone del distributore e cioè che non dovevo mettere il tappo al serbatoio delle macchine dei clienti, prima del pagamento dovuto.
In pratica, un cliente si era fermato per far rifornimento e lui come gli aveva insegnato il datore di lavoro, tolse il tappo dal serbatoio, lo appoggiò sulla colonnina e cominciò il rifornimento. Finita l'operazione, il cliente mise in moto e stava per andarsene senza il tappo e senza pagare. Mio fratello gli urlò di fermarsi e non ricevendo nessun segno, prese il tappo del serbatoio e glielo scagliò contro, prendendo in pieno il lunotto della macchina che andò in frantumi. Inutile raccontare cosa successe, il cliente urlava, mio fratello più di lui chiamandolo ladro e a nulla valsero le proteste, anche se Tonino aveva ragione fu licenziato per l'atto di violenza contro l'auto. Anche questo lavoro era sfumato, ma come continuava a dire lui: chi se ne importa? Io avevo ragione e ho agito così perchè quall'asino voleva fregarmi. Vedrete che troverò un altro lavoro!

La festa della mamma.





Ieri sera dopo la festicciola per il compleanno di mia nuora, Mio figlio Giorgio ha donato a sorpresa a me ed alla mia consuocera due meravigliose piante di orchidea rosa. La mia mamma le guardava con meraviglia. Io non le ho detto niente, ma stamani le ho comprato un magnifico mazzo di fiori con orchidee e rose bianche. Quando mi ha vista arrivare dalla finestra, si è messa a piangere commossa, lo sapevo che avrebbe pianto è un suo classico. Mi ha abbracciata e baciata, e il piacere di ricevere dei fiori le sprizzava da tutti i pori. Quando me ne sono andata mi ha chiamata tesoro mio e mi ha fatto un certo effetto. La festa della mamma è soltanto un pensiero in più per la persona più importante del mondo, perchè la mamma sarebbe da festeggiare ogni giorno. Il mio pensiero va a tutte quelle mamme sfortunate, che non sanno come sfamare i loro piccoli, alle mamme che hanno i bimbi ammalati, a quelle a cui hanno rapito i figli e non sanno più che fine hanno fatto. Mamme sfortunate abbandonate dal buon senso che uccidono i loro piccoli, in tempi normali sono certa che mai avrebbero pensato di fare un gesto così atroce. Auguri a tutte le mamme perchè come si dice, sono angeli scesi dal cielo e se alcune perdono le ali della saggezza, sono sicura che non è per loro volontà.
Infine un grande augurio anche a me che essendo nonna, ho l'onore di essere mamma due volte.

martedì 27 aprile 2010

Cos'è la felicità!


Noi esseri umani, siamo sempre alla ricerca di quelle sensazioni ed emozioni che ci facciano star bene e ci appaghino, in una parola siamo alla ricerca di quello stato emotivo di benessere chiamato felicità.
Io personalmente, non so dare una vera definizione a questa semplice parola e penso che ognuno di noi ha la propria maniera di valutarla. Certo tutti vorremmo essere felici, ma per assurdo spesso essa ci sfugge e noi con caparbietà affannosamente la cerchiamo, però se ci fermassimo un momento a riflettere e riuscissimo a guardarci attorno, scopriremmo che la felicità, tanto cercata e tanto sognata, la possediamo già.
Trovo la felicità nel sorriso dolce e biricchino dei miei nipotini, la vedo nel benessere e nella tranquillità dei miei figli, provo felicità quando mio marito cerca di vivere serenamente, nonostante i malesseri quotidiani e credo che dopo aver attraversato grandi sofferenze si può apprezzare la tanto sognata felicità. Sprigiona felicità, un'amica, arrivata improvvisamente e nonostante non mi conoscesse, ha avuto fiducia in me da subito. Per lo più sono le emozioni che ci fanno gustare il vero senso della vita e ne fanno apprezzare anche le piccole sfumature.
Alcune volte siamo così concentrati a correre da non avere tempo per soffermarci a riflettere e perdiamo la gioia di goderci la felicità delle piccole e semplici cose di tutti i giorni. Essere felici è anche e soprattutto la pace con se stessi e spesso la chiave per esserlo è nascosta dentro di noi, essa spesso ci passa vicino e noi siamo così ciechi da non saperla riconoscere.
Una metafora dice: La felicità, è simile ad una farfalla, se la insegui non riuscirai mai a prenderla, ma se ti siedi tranquillo, può anche posarsi su di te.
Mai parole furono più sagge!!!

venerdì 23 aprile 2010

L'incidente.


Mattino presto! arriva una telefonata, "qui è la clinica, ha la possibilità di venire per la visita di controllo, anche se con poco preavviso?" era abbastanza presto e con il treno mio marito avrebbe raggiunto la clinica in breve tempo. Ti porto io con l'auto gli dissi, ma voleva andare in treno, era l'occasione, come faceva sempre per intrattenersi in stazione con gli ex colleghi ferrovieri e scambiare quattro chiacchiere davanti ad una tazzina di caffè. Prima di uscire mi disse: cosa mi prepari di buono? io scherzosamente lo rimproverai: pensi sempre e soltanto alla pancia. E lui ancora di rimando ridendo: al mio ritorno mi fai trovare la tortiera di alici? Sapeva che brontolavo ma l'avrei accontentato, anche perchè i pesci erano già pronti e puliti. In mattinata, mentre preparavo il pranzo in attesa che tornasse, squillò il telefono, " qui è la clinica" il freddo mi pervase, cosa è successo, mio marito si è forse sentito male? (Fu la prima cosa che mi venne in mente, perchè era successo altre volte che avesse malori improvvisi). No signora non si preoccupi ha avuto un piccolo incidente, l'hanno investito all'uscita della clinica.
Per un attimo il cervello non riuscì a connettere, mi sembrava uno scherzo di cattivo gusto, ma purtroppo era tutto vero. Vedere mio marito al pronto soccorso, tumefatto, con il collare, il piede ingessato e il viso irriconoscibile, gli occhi quasi scomparsi dietro un colore violaceo- nero come se l'avessero massacrato di pugni, mi fece pensare quanto siamo vulnerabili e senza certezze. Poche ore prima sorridente mi chiedeva la tortiera, ed ora anche l'atmosfera serena era sparita. Questo fa proprio riflettere, che il destino infame aspetta sempre dietro l'angolo e colpisce quando meno te lo aspetti. Ora con la forza e la determinazione di sempre, ne verrà fuori, perchè è una quercia, che i venti e le intemperie piegano, ma rimane sempre ancorata saldamente alla terra, proprio come lui che si attacca alla vita e nonostante tutto, va avanti!

lunedì 19 aprile 2010

I gatti palermitani











Come già accennato qualche volta, nella mia vita le amicizie sono state poche, forse perchè l'amicizia come la intendo io è difficile da trovare, o forse perchè non ho avuto la fortuna di trovarla, non saprei. Paradossalmente, ho fatto un'incontro virtuale del tutto casuale. Ho conosciuto un'amica della lontana Palermo e per assurdo in questa maniera di relazionarmi con una persona mai vista, ma soltanto attraverso i messaggi prima e il telefono poi, mi sono ritrovata a condividere con lei le stesse idee e scambiare due chiacchiere ogni volta che si può e questo mi fa tanto tanto piacere. Si parla di tutto, dalla famiglia alle ricette di cucina, dalla sua Palermo, alla mia Bergamo passando a ricordare come era la vecchia Sicilia di quando ci abitavo io. E' come mettere a confronto due maniere di vivere con ambienti e culture diversi, questo lo trovo interessante costruttivo, nonchè piacevole.
In una delle nostre chiacchierate, mi ha confidato che è disperata per i mici che vivono in casa sua. Tutto è cominciato con la sua Asia che fatta la (fuitina) è tornata dopo un po, haimè, incinta. Dopo la famiglia è aumentata e giustamente i problemi sono cominciati a farsi seri, non si può star dietro a tanti micetti, che poi crescendo hanno seguito le orme di mamma Asia, portando a loro volta altri micetti e come una sorta di catena di Sat'Antonio. Certo, i gatti sono una piacevole compagnia e a modo loro sanno affezionarsi e amare. Questi nostri amici pelosi hanno la loro individualità, che li rende unici in tutte le razze, soprattutto da piccoli, sono dei batuffoli morbidi, che viene spontaneo coccolare e accarezzare, ma quando cominciano ad essere tanti nascono anche dei problemi. E' difficile trovare famiglie disposte ad accoglierli con amore e poi si soffre pensando che vadano a finir male. Insomma un sacco di problemi che danno pensieri. Io ne so qualche cosa, avevo un gattone siamese-persiano (Bonny) e quando dopo 19 anni di convivenza mi ha lasciata, ho sofferto così tanto che mai più entreranno mici a casa mia. Speriamo che la mia amica, risolva nella miglior maniera possibile, perchè dar via quei piccoli pelosetti piumini è davvero doloroso.

venerdì 16 aprile 2010

Eccellente ricettina

Non alzarti troppo tardi la mattina, guardati allo specchio e sorridi alla tua immagine e di a te stessa: BUONGIORNO! Così sarai allenata per dirlo anche agli altri e se conosci gli ingredienti del sole, puoi preparare una ricetta tu stessa, proprio come un pranzo quotidiano. Prendi una dose abbondante di bontà, aggiungi una bella dose di pazienza e non dimenticare un pizzico di umorismo, ti servirà per digerire gli insuccessi.

giovedì 15 aprile 2010

Tipi di sberle.


la vita dei bimbi moderni, scorre forse meno bella della nostra figli di un tempo che fu, però per lo meno hanno meno sculacciate. Ora si parla di sgridate, di castighi che per la maggior parte non vengono mai eseguiti. Ma una volta, vuoi perchè io personalmente ero uno spiritello, vuoi perchè con la mia vivacità uscivo sempre dal seminato, insomma una ne pensavo e cento ne combinavo, quindi le sculacciate, erano all'ordine del giorno e da notare che non esisteva nemmeno il telefono azzurro a cui potersi appellare. La mia mamma, quando non ne poteva più (praticamente sempre) per non farsi male, usava suonarmele con un cucchiaio di legno, che mi faceva venire i brividi soltanto a vederlo, ma non mi faceva desistere da essere vivace fino allo sfinimento.
Ricordo che in Sicilia e precisamente a Messina, c'era l'abitudine di dare un nomigniolo ai vari schiaffoni. c'era ad esempio: a tumpulata, a zinzula, a scoccia i coddu, u lampiuni, a moffa, l'ippula. Praticamente lo schiaffo prendeva il nome a seconda di come si dava, ma sempre schiaffo era. Certo che ora a ricordare questi buffi nomignoli in dialetto, mi metto a ridere, ma allora quando le prendevo....................

domenica 11 aprile 2010

14 lunghi anni.



Marzo porta fiori delicati, colori gioiosi, fresca energia e vita.
Questo mese dicono che sia un pò pazzo, per via del suo carattere un pò instabile e indeciso, però merita davvero di essere accolto come uno dei simboli della primavera.
Da 14 anni per me marzo rappresenta il dolore, il lutto, la tristeza che si è abbattuta sui nostri cuori. Certo la vita ha continuato il suo normale corso, però non è più la stessa cosa di prima. Io personalmente alterno momenti di allegria a momenti di tristezza infinita e alcuni giorni ancora adesso, la disperazione mi chiude la gola, come se volesse soffocarmi. Tutto questo ha un nome. Maria Vittoria! Ancora oggi a distanza di 14 lunghi anni, nominarti è la cosa più naturale del mondo. Per assurdo non ho ancora assimilato che non ci sei più. Quando penso a te, tengo i miei ragionamenti sul vago, come sospesi per aria, come se tutto appartenesse a un sogno, che purtroppo non è. Il 25 marzo è il compleanno del nostro Riccardo, il 28 è il compleanno del tuo Michel e poi nello stesso mese, fra queste date gioiose, c'è quella della tua assurda lontananza. Che dirti sorella adorata, il mio cuore è con te, vedi? Mi sono emancipata, ora ho familiarizzato anche con il computer e ogni tanto ricordo che tu hai regalato a tuo figlio il P.C. quando soltanto pochi eletti lo possedevano. Quanto eri severa! Ma a me non la davi a bere, adoravi quel figlio e avevi per lui tutte le attenzioni che una grande madre ha verso i suoi figli e nella severità facevi per lui anche l'impossibile. Non potrò mai dimenticarti, come potrei! Vorrebbe dire dimenticarmi di un pezzo di me stessa, perchè questo tu sei, un pezzo della mia anima, del mio cuore. Buona notte sorellina e se qualche volta dico qualche cosa che non gradisci, non brontolare come al solito, perchè io come al solito ti dirò: hei rispetto! Sono la maggiore.

lunedì 5 aprile 2010

La sceneggiata.


Stamani, sono andata presto da mia figlia per darle una mano nel preparare il pranzo per le cavallette che da li a poco sarebbero arrivate per pranzare e passare qualche ora in serena compagnia. Il piccolo Riccardo dopo una nottata di febbre altissima dormiva ancora. Lorenzo il maggiore, si stava cimentando, nel colorare le uova come segna posto.
Da li a poco dal piano superiore, che è il reparto notte, si sentì scendere dalle scale, era Riccardo che assonnato e rosso per la temperatura elevata, si era appena svegliato. Dopo un po di coccole, è arrivata l'ora dell'antibiotico. La pillola essendo grossa mia figlia l'ha spezzettata in quattro parti e con un bicchiere di latte si presentò davanti al bambino, ed ecco la sceneggiata:
mamma non voglio perchè mi affogo, Katia insiste e lui imperterrito: ho detto no! Aiuto non voglio morire, sei una ammazza bambini cattiva, mi vuoi affogare ti odio. Mi avvicinai per convincerlo che l'antibiotico gli avrebbe fatto bene, niente! messo in bocca il primo pezzo, fra gli urli l'ha sputato, aiuto sto soffocando, sto morendo! Mi veniva da ridere, ma sarebbe stato peggio. La mamma gli ha risposto: muori dopo prima devi mandare giù l'antibiotico, niente da fare! Pazientemente sua madre ha frantumato su un cucchiaio i pezzettini di antibiotico, ma non c'era verso. Se non la finisci con queste storie, ti metterò in collegio, siiii, mettimi in collegio ribatteva come un forsennato, almeno non mi danno pillole schifose E continuava nelle sue grida, voglio andare dalla nonna, dopo un po: voglio andare in collegio, non torno più quì con te, mi vuoi soffocare. Insomma, dopo che si è bagnato completamente con il latte e l'acqua, l'ha cambiato e ha provato a sciogliergli un nuovo antibiotico nell'acqua. era amarissimo, ma per non dar soddisfazioni, l'ha tranguggiato in un attimo e ha detto : è squisitissimo! Fra i singhiozzi si è poi dato una calmata e si è allungato sul divano. Fine della sceneggiata, non ci potevo credere, ha fatto l'inferno e più gridava, più non riusciva a respirare, le tonsille purulente gli dovevano fare un gran male.
Dopo un pò mi dispiaceva vederlo singhiozzare e quindi lo presi in braccio per consolarlo e lui: nonna ora che ho mandato giù la medicina, tirerà fuori la spada e bucherà il pus delle tonsille, certo gli risposi e lui ancora: ma poi dove va il pus? E' giallo quindi farò la cacca gialla, ma no gli dissi e Lorenzo: sssseee! vorrei vederti con la cacca gialla, ma non fare lo stupido. Ci siamo messi a ridere a crepapelle. Cose dell'altro mondo! La giornata era appena cominciata!

sabato 3 aprile 2010

Auguri a tutti!



Vorrei stringere in un abbraccio augurale tutti, ma non è possibile. Quindi i miei auguri vanno: ai malati, agli orfani, agli abbandonati, per non lasciare fuori nessuno è meglio dire al mondo che soffre. Ai miei cari, ai miei amici, l'elenco sarebbe lungo, quindi:
BUONA PASQUA A TUTTO IL MONDO!

Ancora Pasqua!





Quante Pasque! Anno dopo anno si sono susseguite, sempre uguali e pur sempre diverse. Se dovessi mettere in fila tutte le feste pasquali della mia vita, le ricorderei quasi tutte o per lo meno le più importanti e le più significative le ho impresse tutte nella mente. Quelle trascorse spensierata a Messina, quelle religiosissime del collegio di Como, alcune nella veste di adulta e mamma, ed ora con i miei nipotini. Certo lo spirito non è più quello di una volta, ed ogni tanto vado fuori strada, ma Gesù lo incontro spesso, devo per forza incontrarlo. Per certi versi mi è venuto incontro in svariate vesti e non sempre l'ho riconosciuto. Non sempre ho saputo capire quello che mi diceva. Ma lui è grande e mi capisce e in questa Santa Pasqua di resurrezione, vorrei trovare il giusto equilibrio che in questi ultimi tempi mi è venuto a mancare. Vorrei riavere le mie certezze, la mia fiducia, la mia serenità. Certo non posso chiedere tutte queste cose in una volta, solo per me stessa, perchè avrei alcuni desideri più importanti, la tranquillità per i miei cari, la salute e la continuità dell'armonia nella mia famiglia. Sto ricadendo ancora nell'egoismo, chiedere sempre! Ma prima o poi dovrò cominciare a dare

E' giusto così!

Questa è stata una settimana terribile, ero proprio a terra e niente e nessuno riusciva a risollevarmi il morale. Chissà perchè poi, quando lo spirito non c'è, il mondo sembra grigio e spento, il clima poi non mi ha certo dato una mano. Siamo in primavera e una spolverata di neve sui monti, ha portato a valle una ventata di freddo gelido, lo stesso gelo che ho avuto sul cuore per giorni. Sono cose che succedono e per una serie di traversie, la vita diventa triste e nera.
Dopo questo preambolo di lamentele, basta il trillo del telefono e una buona notizia, ed ecco che il cielo si tinge di blu e la pioggia che scende copiosa, sembra un'insieme di gocce di rugiada preziosa.
Mi è stato detto che dopo circa due anni di polvere e desolazione, al deposito cimiteriale, mio padre è stato degnamente sepolto, fra gli uomini illustri di Messina, ed ecco il trafiletto:

TANO CIMAROSA, TORNA FRA "GLI UOMINI ILLUSTRI"
DI MESSINA: DEGNA SEPOLTURA PER IL CELEBRE ATTORE!

Ora mi sento meglio! E sono certa che anche lui è felice, perchè questo era il suo sogno, essere sepolto nella sua amata Messina.

lunedì 29 marzo 2010

La lingua batte dove il dente duole



Quando ho finito di pagare il dentista, ho fatto salti di gioia. Sembrava ogni mese una catena di Sant'Antonio, che non finiva mai. Poi finalmente il saldo. Nel tornare a casa, in auto cantavo con allegria. Non avere più quel conto da pagare sullo stomaco, mi faceva sentire più leggera. Che meraviglia! Mi sentivo libera da impegni e felice. Settembre, ottobre, novembre, dicembre gennaio, febbraio. Finita la festa! Mal di denti, sarà nevralgia, forse con un antidolorifico passa, dicevo a me stessa. Di giorno in giorno però il dolore andava aumentando, così oggi, dopo l'ennesimo antidolorifico mi sono decisa a telefonare al dentista, il quale mi ha detto di andare subito e così ho fatto. In auto cominciavano i primi sintomi di ansia, poi visita, raggi e sentenza. Ascesso! ed un battere che non sapendo dove alloggiare si è intrufolato. Morale: tutto da rifare, rimuovere completamente le stuccature e ripulire i denti ormai fragili, che con questo nuovo trattamento, diventeranno ancora più fragili, quindi in seguito bisognerà coprirli. Porti pazienza signora, sarà un lavoro lungo e.......dispendioso! Pensai io. Preventivo! Accidenti, più grosso del primo. Non sapevo se piangere o urlare. Che ne dite? Ho un po il diritto di andare in collera? ma con chi me la prendo! E continuo a portare pazienza! Come dire...... l'importante è la salute. Come diceva il grande Totò! E IO PAGO!!!!

domenica 28 marzo 2010

Le tre fave.


Ogni qualvolta vado a trovare la mia mamma, parlando del più e del meno, si finisce quasi sempre a parlare dei bei tempi andati. Ti ricordi Assunta....Quando lei comincia così, con gli occhi della mente, mi si apre davanti come un sipario, dietro il quale c'è il palcoscenico del nostro passato. Gli attori siamo noi, lo scenario: la nostra lontana Sicilia. Lei è sempre stata superstiziosa e credulona, come daltronde la maggior parte delle persone della sua età. Crede a tutte le storie e ai detti antichi, ed è talmente convinta che tentare di convincerla, che sono tutte dicerie è fatica sprecata. Parlando mi ha detto: Ti ricordi le tre fave? L'avevo completamente dimenticata quella storia e lei me l'ha rammentata.
Praticamente, si trattava di questo: ogni anno, non ricordo per quale ricorrenza, forse per i morti. Faceva un rito strano: preparava tre fave secche, una intera e con la buccia, una spellata a metà ed una spellata completamente.
Le metteva sotto il mio cuscino, poi mi faceva mettere la mano e mi diceva di prenderne una. Io mettevo la mano e poi estraevo la fava e la davo alla mia mamma. Se prendevo quella sbucciata, avrei fatto un matrimonio un po povero, la mezza così così e se invece prendevo quella con la buccia, il mio matrimonio sarebbe andato alla grande.
Certo! Oggi una cosa del genere fa sbellicare dalle risate, ma basta mettersi nei panni degli anziani cresciuti senza nulla, nella povertà più nera, con racconti e detti tramandati da secoli ed ecco che ci si rende conto, di come ci volesse poco a credere in qualsiasi cosa.
A proposito: non ho fatto un matrimonio principesco, ma nemmeno indigente, dopo tutto mi è andata bene, diciamo che ho fatto un matrimonio d'amore e...normale.
Ps. Le fave nell'antichità, erano l'alimento per eccellenza dei poveri e si diceva:
di tutti i legumi la fava è regina, la cuoci la sera e la mangi la mattina!

sabato 27 marzo 2010

Domenica delle palme.

di



Parlando della domenica delle palme con una cara amica al telefono, come sempre, mi sono lasciata prendere dalla nostalgia dei bei tempi passati. Le celebrazioni Pasquali sono molto sentite nel mondo cattolico di tutto il nostro paese, ma le funzioni, come le ricordo io di quando ero piccola in Sicilia, non le ho mai più viste da nessuna parte e nemmeno le ho dimenticate.
Ognuno nelle case preparava semi di frumento, che poi faceva germogliare, però si potevano usare anche legumi tipo: fagioli, lenticchie e altro, che venivano messi in contenitori che potevano essere, vassoi, piatti di tutte le forme e di tutte le dimensioni. Quando le spighe erano alte, si addobbavano e si portavano in chiesa e questa diventava un'esplosione di colori, fra fiori, nastri e frutta di ogni genere.
Ricordo che noi bambini portavamo i nostri sepolcri confezionati con maestria dalla mamma, ed era una gioia metterli sull'altare e quanta soddisfazione quando ammirandoli il sacerdote diceva: che belli, che meraviglia! Sono certa che queste tradizioni si perpetuano di anno in anno, e chissà se riuscirò a viverne ancora qualcuna. Ma non sarà più la stessa cosa di quando bambina, portavo in chiesa con soddisfazione, il mio bel sepolcro coperto di fiori.

domenica 7 marzo 2010

8 marzo la festa delle donne?










Per oggi e domani le donne saremo importanti. Poi da metà della settimana prossima continueremo ad essere maltrattate da mariti e fidanzati, picchiate e violentate (in casa e dagli sconosciuti), prese a pesci in faccia dai politici.
Quante mimose consegnate con sorrisi di circostanza.
Sarà la festa delle false pari opportunità, come sempre. Tenete duro, tanti auguri. Ricordatevi che l’8 marzo è la festa delle donne, perchè tante donne tanti anni fa morirono in America per difendere i propri diritti, a New York, le operaie dell’industria tessile Cotton scioperarono per protestare contro le terribili condizioni in cui erano costrette a lavorare. Lo sciopero si protrasse per alcuni giorni, finché l’8 marzo il proprietario Mr. Johnson, bloccò tutte le porte della fabbrica per impedire alle operaie di uscire. Allo stabilimento venne appiccato il fuoco e le 129 operaie prigioniere all’interno morirono arse dalle fiamme. Successivamente questa data venne proposta come giornata di lotta internazionale a favore delle donne, proprio in ricordo della tragedia. Quindi diamo un senso a questo giorno importante e ricordiamo sempre:
Non cerchiamo di essere grandi donne, perchè già l'essere donne ci fa grandi.


Dedicato a una amica.







Relazionarsi con persone sconosciute attraverso il computer, fino a qualche tempo fa lo ritenevo un qualcosa di inverosimile e assurdo, ora mi devo ricredere, ho incontrato con questo sistema virtuale, amici sensibili, con tanta voglia di raccontarsi e devo dire che mi trovo bene e a mio agio. Da un po di tempo, è apparso fra noi un personaggio, che da subito è apparso solare, portando una ventata di allegria e ottimismo. Si è presentata con un ipotetico soprannome che è tutto un programma. "Trilli" e rispecchia fedelmente il suo essere un po umana e un po fatina. Da ieri l'ho pure conosciuta sotto la veste di pittrice.
Con tutta sincerità, non mi intendo di pittura, daltronde nessuno è perfetto, però quando ci sono cose belle da ammirare, catturano anche l'occhio di chi è incompetente come me. madre natura non mi ha favorita in questo senso e quindi guardo chi ne è dotato sempre con tanta ammirazione. Trovo molto bello trasformare le proprie emozioni in arte, dando vita a forme e colori che sulle tele prendono vita. Ciò che facciamo di bello, solitamente lascia il segno, ed io che piano piano sto conoscendo Trilli, auspico che il suo talento e i suoi lavori, siano proiettati in un grande futuro. A Trilli, faccio i miei personali auguri, per un roseo avvenire, ricco di eventi lieti gioiosi e importanti. Brava dolce amica, AD MAIORA.
Ulteriori suoi quadri sono su:

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sulla pagina seguente scrivere: artistania, cliccare ricerca
ancora cliccare persone.
Apparirà Album artistania, cliccare la faccina che appare nel riquadro e voilà!
Le sue opere appaiono in tutta la loro bellezza.
(Per gentile concessione dell'artista).

giovedì 4 marzo 2010

Io...... ragazza di ieri



Scambiando quattro chiacchiere a proposito di computer con un ragazzino vicino di casa, si è meravigliato e mi ha detto: ma come, tu usi il computer? Chi pensa che internet sia musica soltanto per ragazzi, farà meglio a ricredersi e rivedere le sue teorie. Si parte dal presupposto che (ad una certa età) si fanno tante cose perchè c'è più tempo libero e certe tecnologie sono precluse a persone diciamo....con qualche anno in più. Sarà anche così, ma non certo nel mio caso. Ho una mamma di ottantasei anni, il marito ammalato, dei nipotini di cui mi prendo cura quando i miei figli sono al lavoro, ho un cardellino e un pesce rosso, nonchè la casa a cui badare e tutto il mondo che vi gira attorno. Fra tutte queste cose, da circa due anni, un po per scherzo, un po per dimostrare che il computer è per tutti, mi sono avvicinata a questa meravigliosa (diavoleria mediatica), prima titubante, poi per la serie "non si finisce mai d'imparare" io imparo! E per farlo ho tutta la pazienza del mondo. Durante tutto l'arco della giornata, mi ritaglio degli spazi tutti per me, in cui siamo io Assunta e il mio portatile. Poi dopo cena, mi rilasso, leggo, mi relaziono con i miei siti preferiti, sprigiono la mia fantasia su questo blog che ritengo una mia creatura e penso.
Vi assicuro che anche pensare serve ed è positivo.
Non voglio peccare d'ipocrisia, quindi confesso che ho raccontato tutto ciò, con una punta d'orgoglio ed ho provato anche piacere a vantarmi e dopo tutto questo e tanto altro ancora dico: ma...... vecchia a chi?

Un filo di speranza


Si dice, che finchè c'è vita c'è speranza e forse è vero, però nella vita non bisogna soltanto sperare, è semplice e tutti lo sappiamo fare è invece a vivere che ci vuole coraggio, tanto coraggio ed io credo che più che usare la parola speranza dovremmo imparare a usare la parola coraggio, anche se un pizzico di speranza non guasta, da uno sprazzo d'ottimismo alla vita. A questo proposito ho trovato delle belle parole che mi sono piaciute e quindi le voglio imprimere quì nel mio blog, parlano proprio di SPERANZA.

La Speranza è la finestra che al mattino ti consegna un giorno tutto nuovo.

Basta che la apri.

La Speranza è l'aria fresca che ti ricarica i polmoni di ossigeno nuovo.

Basta che la respiri.

La Speranza è la forza per amare la vita di ogni giorno fino al giorno senza tramonto.