martedì 30 giugno 2009

Come una vecchia canzone diceva.



Noi esseri umani non siamo mai contenti, mai soddisfatti di ciò che abbiamo, tutto ci è dovuto e diamo tutto per scontato. Ma ci siamo soffermati mai a riflettere su tutte le ricchezze che ci circondano? Perfetta per una riflessione è una vecchia canzone di D. Modugno, che così recitava:
Ma guarda intorno a te, che dono t'hanno fatto, hanno inventato il mare,
la luce del mattino, l'abbraccio di un amico, il viso di un bambino.
Meraviglioso, non vedi quanto il mondo sia, meraviglioso.
Tu dici non è niente, ti sembra niente il sole, la vita, l'amore.
Queste parole sono più chiare di un qualsiasi altro pensiero e si commentano da sole.

Chi trova un amico ecc.......




Un giorno l'amore incontrò l'amicizia e le disse:
Perchè esisti se già ci sono io?
Rispose l'amicizia: perchè io porterò un sorriso,
dove tu lascerai una lacrima!

Dal blog. donne fragili.

lunedì 29 giugno 2009

Soltanto un sogno.






Qualche notte fa, ho sognato mia sorella, era bella come sempre con quei riccioli castani che le incorniciavano il suo bel viso, mi sorrideva e mi diceva di toccarla, io però non volevo e continuavo a dirle: ma senti Maria Vittoria come faccio a toccarti, non sei viva e lei continuava a ripetermi, ti sbagli toccami e vedrai. Mi svegliai di colpo, la sua immagine era sparita, non riuscii più a prendere sonno, il pensiero di lei cominciò a tormentarmi, dopo 11 anni, ancora non riesco a mettere a fuoco che non c'è più. Pensando a lei, piano piano senza rendermi conto, andai ad un passato molto lontano, i miei ricordi riaffiorarono alla mente limpidi come se fossero successi ieri. Rammento che una volta in Sicilia, tornando da scuola (ero all'elementari), trovai la casa piena di vicine tutte in fermento, cos'era successo mai? Entrai in camera da letto e vidi M. Vittoria stesa sul letto con tutti quei meravigliosi ricciolini sparsi sul cuscino, pensavo stesse male o fosse caduta, invece quando mi vide, cominciò a ridere e strascicando le parole cominciò a chiamarmi, era completamente ubriaca e non si reggeva in piedi. In un momento di distrazione della mamma, era salita sulla sedia, aveva preso il fiasco del vino e aveva bevuto a canna. Quando fu chiamato il medico rimase sbalordito, che con tutto quel vino ad una bimba così piccola, non fosse successo niente, aveva soltanto quattro anni. Dolce sorella cara, quanto sento la sua mancanza!

Una vita così.








Gaetano Cisco, in arte Tano Cimarosa, nasce a Messina da una famiglia di pupari e teatranti il 1° gannaio del 1922. E' stato uno dei più grandi caratteristi del cinema italiano. Trasferitosi a Roma nel lontano 1950, inizia la carriera come attore, grazie ad Alberto Sordi, Ciccio Ingrassia, Franco Franchi, Nino Manfredi suoi amici. Passava da film comici a film drammatici con naturalezza. La sua più grande interpretazione è stata ZECCHINETTA nel Giorno della civetta con C. Cardinale e F. Nero. Ha lavorato con la Muti, Nanni Loy, S.Loren, G. Gemma, G. Depardieu, Con registi come D.Damiani, G. Tornatore, F. Risi. I film a cui ha partecipato sono innumerevoli e l'ultimo suo lavoro prima della malattia era nel serial della rai Don Matteo. Nella sua vita ha fatto tante cose, oltre e recitare, dipingeva, scolpiva, scriveva. Sapeva fare di tutto con molta bravura, però una cosa non ha saputo fare, il padre. Si perchè Tano Cimarosa era mio padre!

domenica 28 giugno 2009

Ora che lo conosco, lo evito!



Basta guardarmi per capire che sono veramente una buona forchetta e non disdegno niente, bhe! mi correggo: quasi niente. Ho la fobia per il pollo e i suoi derivati. Devo però fare un passo indietro ai tempi del collegio a Como. Il giorno stabilito "giovedì a pranzo, POLLO" io non ero tanto simpatizzante di questo alimento, le prime volte lo davo alla mia sorellina Maria Vittoria, che si trovava nei tavoli davanti a me fra le piccole delle elementari, poi un giorno sedendomi a tavola, mi resi conto che la mia sorellina non era più davanti a me, ma l'avevano spostata da un'altra parte, però quando arrivò il (mio amato pollo), non mi persi d'animo. Avevo in tasca la carta gommata e con maestria lo incollai sotto il tavolo, ero soddisfatta! Mi sentivo salva, non feci però i conti con l'unto che vanificando la colla dello scotch, fece stramazzare a terra il cosciotto. La suora che mi osservava da lontano, seguì la scena e raccolto il pollo me lo mise nel piatto con tanto di adesivo al seguito, intimandomi di mangiare, non si allontanò, ma si piazzò davanti dondolandosi con le mani sui fianchi come un maresciallo. Signorina: mi disse, se non finisci tutto non ti alzi. Ero disperata, cominciai a masticare quel puzzolente pollo che però, mastica, mastica, non ne voleva sapere di andar giù, lo sentivo peggio di una purga. Quando ebbi finito, mi sentivo morire e avevo voglia di dar di stomaco, però era passata. Il giovedì dopo al suono della campanella già stavo male, quando mi arrivò davanti il piatto, incrociai lo sguardo della suora che già mi osservava, io con non curanza facevo finta di mangiare, e pian piano feci sparire il maledetto nella tasca del grembiule. Inutile spiegare come l'unto mi aveva ridotto il vestiario, ma questo era l'ultimo dei miei problemi, all'uscita dal refettorio, corsi in bagno svuotai la tasca e tirai lo sciacquone. Con mia disperazione quando l'acqua finì di scendere. vidi il pollo che galleggiava nella tazza, sembrava quasi mi prendesse in giro e non ne voleva sapere di andarsene. Tirai nuovamente lo sciacquone, niente! Per paura che lo vedesse la suora obbligandomi poi a mangiarlo, mi feci coraggio, misi le mani nel water raccolsi il nemico e me lo rimisi in tasca. Mentre le mie compagne erano in cortile a giocare sgattaiolai su per le scale fino al solaio dove mi liberai del pezzo di carne, lo misi ben nascosto nel cassetto di un vecchio mobile. Questa purtroppo, era storia di ogni giovedì e per me era diventata una maledizione, ripromisi a me stessa che una volta fuori dal collegio il pollo lo avrei cancellato dal mio vocabolario. Mi sembra ancora di sentire la suora che diceva: vergognati! Pensa quanti bambini vorrerbbero quello che tu rifiuti, in verità nella mia logica di bimba avrei voluto risponderle che il pollo a quei bambini l'avrei ceduto volentieri. Chi mi conosce sà di questa mia avversione che mi fa star male solo al pensiero! E non riesco a entrare nemmeno in una polleria, figuriamoci se per colmo mi fossi innamorata di un pollivendolo.................................

martedì 23 giugno 2009

Amore per il diverso


Voi mi guardate e ridete, perchè sono un diverso. Io vi guardo e rido, perchè siete tutti uguali.
La diversità di ognuno, non deve essere un'arma per discriminare, ma una grande ricchezza!
Pier Paolo Pasolini.

domenica 21 giugno 2009

L'Angelo




Disse il Signore all'angelo, corri da quel bambino e restagli vicino.
Non lo lasciar giàmmai.
Signor, cosa gli dico se mi chiede chi sono?
Digli:
sono un dono di Dio, sono un'amico!
E' se piange che faccio?
Fa come il pastorello, quel bambino è un'agnello e tu lo prendi in braccio........



Tratta dal mio libro di poesie dell'elementari (florilegio).


venerdì 12 giugno 2009

Una parte della mia famiglia.






Katia e il suo I° bimbo lorenzo.
Allegria del trio.
Allegria del trio bis.
Mezzo gemello (Giorgio) con il cugino Michel.
Bisnonna con Michel.






Compleanno di Riccardo.
I furbetti del quartierino.
Due allo specchio.

martedì 9 giugno 2009

Quando al cinema si pagava 50 lire.



Guardo dal terrazzo del mio salotto i ragazzini che giocano chiassosi nell'oratorio di fronte, al di là della strada. Il buon vecchio oratorio! Anch'io da bambina lo frequentavo, L'Istituto San Giovanni Bosco di Messina ed è li che ho fatto anche la prima comunione. Alcune domeniche dell'anno era chiuso, allora con i miei soliti compagni di gioco si andava al cinema, ricordo ancora che si chiamava (Don Orione). I nostri genitori ci mandavano allo spettacolo del pomeriggio, si fidavano, anche perchè l'addetto alla biglietteria era un conoscente, quindi ci dava un occhio. A quei tempi, non essendoci ancora la televisione nelle case, prima del film vero e proprio, ci dovevamo sorbire il notiziario e lo sport, compresi tutti i risultati delle partite, molto noioso per noi femminucce ma interessante per i maschietti. Al giorno d'oggi è di rigore per vedere un film nelle multisale, munirsi di grandi quantità di popcorn, una volta invece, sgranocchiavamo i dolciumi che vendeva davanti al cinematografo un piccolo ometto con un carrettino pieno zeppo di caramelle di tutti i tipi, costavano una lira l'una, mentre il biglietto d'entrata si pagava soltanto 50 lire. Il nostro conoscente ci faceva accomodare tutti il fila in quelle seggiole di legno che quando ti alzavi si chiudevano automaticamente e diceva sempre: se c'è qualche cosa che non va ditemelo io sono in biglietteria. purtoppo non sempre le cose filavano lisce, capitava spesso che qualche sporcaccione si sedesse vicino e vedendomi piccola ne approfittava e cominciava al buio a mettermi le mani schifose e sudaticce sotto la gonna. La prima volta successe alla mia amica Anna che rimase ammutolita e impacciata, la seconda è capitata a me, uscii dalla fila e corsi dal nostro amico begliettaio per raccontargli l'accaduto, mi disse di tornare al posto ed io ubbidii. Il maiale, pensando fossi di ritorno dalla toilette, continuò imperterrito a darmi fastidio, all'improvviso nel buio totale della sala echeggiò il rumore di uno schiaffone, era il nostro amico che preso poi il porco dalla giacca, lo buttò fuori a calci. Tutto a posto! ora potevamo goderci lo spettacolo in santa pace! Peccato però, che con il passare del tempo sono cambiate le mode, gli usi e i costumi, ma i maiali a due zampe, sono rimasti sempre maiali.

domenica 7 giugno 2009

Siamo tutti uguali.


Ho visto piangere un bimbo nero e un bimbo bianco, le loro lacrime avevano lo stesso colore! Quindi una cosa soltanto divide un nero da un bianco......la stupidità di un cretino!!!!!!!

Distrazione fatale.



Anche se siamo quasi in estate, fa freddo ed io osservando fuori dalla finestra, la pioggia che scende copiosa, il mio pensiero va indietro anni luce nel mondo dei miei ricordi, ad altri freddi quelli della lontana Sicilia. Mi riaffiorano alla mente usanze di un mondo ormai scomparso, come ad esempio l'uso del vecchio (braciere) usato per scaldarsi nelle fredde sere d'inverno. Era una spece di conca in metallo, tante volte anche un vecchio catino dove veniva messa la brace, i più eleganti erano anche in rame, venivano poi inseriti in un supporto di legno con larghi bordi dove si potevano appoggiare comodamente i piedi per scaldarsi meglio. Nelle sere d'inverno fra vicini di casa, ci si riuniva appunto attorno al braciere e i grandi raccontavano storie di fantasmi, di spiriti, di orchi e di folletti. A noi bimbi ci propinavano "per vere" leggende che facevano paura. Una sera la mia vicina, (la signora Chicchina) con un fare teatrale cominciò il suo racconto. In una notte d'inverno, dopo aver parlato di fantasmi per tutta la serata, un gruppo di giovani studenti lanciò una scommessa: chi riusciva ad entrare al cimitero, piantare un chiodo su una tomba e poi tranquillamente uscire, Il più spavaldo di loro accettò la sfida, si avvolse nel suo mantello, (tipico dell'epoca) e armato di chiodo e di martello, s'introdusse nel camposanto. Andò quindi verso una tomba, piantò il suo chiodo ben saldo e si girò per tornare indietro, ma improvvisamente si sentì tirare. Gli amici che attendevano fuori, dopo parecchie ore non vedendolo arrivare, chiamarono il custode e armati di lampada andarono alla ricerca dell'amico, lo trovarono riverso sulla tomba, nella fretta di piantare il chiodo si era inchiodato la punta del mantello e sentendosi tirare, preso dal terrore (per di più dopo una serata passata a parlare di fantasmi) morì d'infarto....Alla fine del macabro racconto, noi bambini avevamo gli occhi spalancati dalla paura e andammo a letto incollati alla gonna della mamma. Chissà perchè una volta prima di andare a letto, non raccontavano mai niente di allegro. Ma! mistero antico!

venerdì 5 giugno 2009

Tra sogno e realtà.





Mentre sono sulla mia poltrona preferita, il pensiero va subito all'aereo francese precipitato. cosa sia successo non si sa, comunque scoppiato, guasto meccanico o attentato, il fatto angosciante è che 228 persone si sono disintegrate nel nulla, 228 esseri umani sono spariti senza un perchè. Per quanto mi sforzi, non riesco a pensare ai loro ultimi attimi di vita, cosa avranno provato in quei momenti terribili, non oso immaginare i loro volti atterriti, come topi chiusi in una gabbia, senza via di scampo, senza un benchè minimo spiraglio di salvezza. Però quello che mi ha lasciata senza parole di più è un fatto che mi è successo la notte prima. Ero andata da poco a letto, i miei nipotini dormivano già da ore, forse la stanchezza mi ha fatto passare dalla veglia al sonno senza rendermi conto, pensavo di essere ancora sveglia, quando sentii un boato terrificante, alzai di scatto la testa dal cuscino e dissi a quella che credevo mia figlia: Katia svegliati è successo qualche cosa di terribile, lei si svegliò ma non era mia figlia, ma mia sorella (che non c'è più), la quale mi disse: "dormi che non è successo niente" per niente tranquilla mi alzai, mi avvicinai alla porta finestra del salotto e accostando il tendone mi resi conto che dietro la chiesa di fronte al mio terrazzo era da poco caduto un enorme aereo, le fiamme e il fumo si alzavano alte nel cielo, sentivo le urla disumane dei feriti e il suono terribile delle sirene. Corsi in camera, chiamando a gran voce ancora mia figlia e dal terrore per ciò che avevo visto, non feci caso che al suo posto c'era ancora mia sorella che mi disse nuovamente: "dormi non è successo niente" Mi svegliai in un lago di sudore, la testa mi faceva male. La mattina stavo raccontando quel sogno strano alla mia mamma e quando mio marito accese la tele, ecco la notizia del disastro dell'aereo francese. Certo voglio pensare che non c'è nessuna attinenza con il mio sogno-incubo, ma io sono rimasta scovolta lo stesso.

Scarpette da bambola.


Ricordo quando ero bimba, che la mamma per la festa del 15 agosto,(che è anche il mio compleanno), aveva l'abitudine di comprare a noi tre figli dei vestitini nuovi, comprese le scarpette. In una di questa ricorrenza, come al solito ci portò in un calzaturificio appunto per le scarpe, io ne avevo adocchiate in vetrina un paio di vernice nera veramente graziose. Chiesi subito alla mia mamma di comprarmele, lei mi voleva accontentare ma non c'era il numero, quindi ripiegò su un paio marroni che non mi piacevano affatto, avevano anche i lacci, io non le volevo, ma lei le comprò lo stesso. Arrivati a casa mi sedetti all'ombra di un albero di albicocche proprio accanto alla mia casa, tolsi dalla scatola le mie scarpette nuove fiammanti e armata di forbici, tagliai la tomaia tutt'intorno lasciando solo il davanti come fossero ciabatte. Finito il lavoro le indossai tutta soddisfatta e rientrai in casa, Inutile raccontare il resto, ricordo soltanto che ne presi talmente tante che per un pò non riusii nemmeno a sedermi e se ci penso, mi fa ancora male.

martedì 2 giugno 2009

La sottile linea, fra amicizia e amore.



Sull'amicizia si sono sprecati fiumi, anzi oceani di parole, Il dizionario così recita: legame affettuoso fra due o più persone. L'amicizia è la divisione, di piccoli e grandi segreti, poter contare l'uno sull'altro, essere talmente complici da capirsi con un solo sguardo. Penso che ogniuno di noi, ha il suo modo di concepire l'amicizia, e quella con l'A maiuscola, capita raramente. A me è accaduto pochissime volte, talmente poche che si possono contare sulle dita di una mano sola. Quand'ero giovanissima, avevo stretto amicizia con un ragazzo e man mano che imparavo a conoscerlo, mi rendevo conto di quanto fossimo in perfetta sintonia. In montagna, a ballare o solo per recarsi al lavoro, passava sempre a prendermi con la sua 500, mi ha dato persino le prime lezioni di guida. Era affettuoso e gentile ed io lo adoravo. Passavamo ore ed ore a confidarci i nostri piccoli problemi, era un pochino più vecchio di me, ma un grande amico perfetto, eravamo come le due metà di una sola mela. Poi un giorno mi confidò di essersi innamorato, io ne fui molto felice per lui, perchè gli volevo bene come un fratello maggiore, però quello che mi disse dopo mi lasciò senza parole. Era vero che si era innamorato, ma di me, che ero la sua amica del cuore! Non sapevo cosa dire, ho provato a pensare a lui come un probabile amore, ma non provavo per lui ciò che lui provava per me, continuavo purtroppo a vederlo come un fratello maggiore. Cercai di fargli capire che il mio era un'immenso affetto, ma non era amore, ma lui non capì e mi disse che a questo punto gli era difficile continuare a frequentarmi, perchè i suoi sentimenti nei miei confronti erano cambiati e starmi vicino come un amico non era più possibile, perchè dopo il mio rifiuto, si sentiva a disagio. Quella fu la fine della mia bella amicizia. Inutile raccontare la mia sofferenza, per fortuna che il tempo guarisce tutte le ferite. L'ho incontrato molti anni dopo, si era sposato, Poi la vita continua ed io mi sono trasferita altrove e non l'ho rivisto mai più. Ogni tanto lo ricordo con tanta tenerezza. Mi sono mancati per molto tempo i suoi modi gentili, le sue carezze affettuose e anche i suoi rimproveri. Il cuore è un muscolo scollegato dal cervello, agisce per conto suo, quindi non lo si può comandare.Peccato sia finita così!

sabato 30 maggio 2009

Così disse Charlie Chaplin.


Un giorno senza sorriso è un giorno perduto!!!!!!!!!!!!

Ed io aggiungo:

Se sorridi alla vita, lei ti sorriderà!

I cuccioli di casa e la bisnonna.




Un paffuto morettino è entrato nella mia vita,

due giovanotti con gli occhioni azzurri gli han fatto compagnia,

e dal momento che c'era ancora spazio,

si è fatto posto per un altro bambino,

con tutti questi cuccioli, il mio vivere tranquillo è stato scosso

per ultimo e non ultimo, li ha raggiunti un rosso.

La piccola nidiata ora però è finita,
queste sono le gioie più grandi della vita!!!!!!!!
Assunta S.

venerdì 29 maggio 2009

Ieri, oggi, domani W la scuola.


I miei nipotini Lorenzo e Riccardo, dormono spesso da me, e quando accade sfrattano dal lettone il nonno che viene esiliato in cameretta. Quando ci mettiamo tutti e tre sotto le coperte, prima di far la nanna, vogliono sempre che io racconti qualche cosa. Ieri sera mi hanno chiesto: nonna ci racconti com'era la scuola quando andavi tu? Questa richiesta mi riportò alla mente vecchi ricordi ormai passati, quando nei lontani anni 50, frequentavo le elementari a Messina. La mia scuola si chiamava, "Dina e Clarenza" in onore di due eroine messinesi che come narra la storia, con il loro coraggio salvarono Messina dall'invasione delle truppe di Carlo D'Angiò, quando si resero conto che stavano per essere assaltati, salirono sul campanile e suonarono le campane chiamando il popolo alla difesa della città, ma questa è un'altra storia. Tornando ai miei nipotini, raccontai tutto ciò che ricordavo della mia vecchia cara scuola. Prima di tutto bisognava entrare tutti con il grembiulino rigorosamente nero con un grande fiocco bianco davanti, i banchi enormi e a due posti, erano di colore grigio con il piano nero e non avevano niente di allegro, in mezzo ad ogni banco, c'era un buco che conteneva il "calamaio"dove si intingeva il pennino per scrivere. I maestri erano molto severi e in aula si stava in assoluto silenzio. I bambini più monelli che non ubbidivano, ricevevano bacchettate sulle mani o venivano messi anche in castigo dietro la lavagna. Non c'erano gite costose, visite nei teatri o nei musei, ma al massimo proiettavano un film ogni tanto del quale dopo dovevamo fare il riassunto. In poche parole, una volta la scuola era un mondo a parte dove s'imparava veramente, e i maestri non erano contestati da nessuno. Dopo un breve silenzio, Lorenzo che mi ascoltava a bocca aperta, mi disse: ma nonna, allora e meglio la scuola di adesso! Non credo, gli risposi, perchè la scuola di una volta era severa, ma insegnava il rispetto e i valori importanti della vita che purtroppo mancano nella scuola moderna . Troppo severi ieri, niente oggi, come al solito, ci vuole sempre la via di mezzo!!!!!!!!!!

mercoledì 27 maggio 2009

Pisolino pomeridiano,









Fa molto caldo e nella penombra del mio salotto, ad occhi chiusi sulla mia poltrona preferita, vado indietro nel tempo, ad un altro caldo, quello della mia Sicilia. Nel periodo estivo, la mamma era solita farci dormire il pomeriggio e per stare più freschi, metteva i materassi per terra. Io e mio fratello, facevamo di tutto fuorchè dormire, ci solleticavamo, ci facevamo i versacci, ogni scusa era buona per ridere, fin quando la mia mamma spazientita ci sculacciava a dovere e quindi poi si dormiva tranquilli, questa era storia di quasi tutti i giorni. La mia sorellina invece era piccolissima e quindi riposava nel suo lettino. Al risveglio, dopo la merenda, la mamma si sedeva davanti all'uscio di casa per lavorare all'uncinetto e noi attorno seduti nelle nostre seggioline imparavamo da lei a lavorare. L'arte dell'uncinetto era estesa anche a mio fratello, nonostante fosse maschietto aveva imparato a fare chilometri e chilometri di catenelle. Quando poi la mia mamma rientrava in casa per preparare la cena, ci dava il permesso di giocare, allora ci riunivamo con i compagni vicini di casa e si decideva quale gioco fare. "Giochiamo agli indiani e le femmine fanno le prigioniere", A noi femminucce ci legavano ad un albero e poi i vigliacchi se ne andavano nel prato vicino casa a giocare al pallone. Brutti maschilisti! Però sono riusciti ad imbrogliarci una volta sola e poi non ci siamo cascate più. Che nostalgia!!

Andrea, LUCIANO, Simone.










Il fusto con i fustini al seguito.



martedì 26 maggio 2009

La carica delle rane.








Dopo cena, ho finito di rassettare la mia cucina e riflettendo sulle moderne tecnologie di cui è dotata, il mio pensiero è volato via lontano a quando bimba abitavo in Sicilia e precisamente a Messina. Ricordo un'altra cucina, molto modesta ma calda ed accogliente. Era una grande stanza dove sopra un vecchio mobile campeggiava uno dei primi fornelli a gas del dopoguerra. Accanto c'era una ghiacciaia, in legno all'esterno e alluminio all'interno, funzionava soltanto introducendo del ghiaccio, che bisognava comprare giornalmente. Acquistarlo toccava quasi sempre a noi bambini, che correvamo a rotta di collo giù per la campagna. Eravamo sempre un gruppetto di cinque o sei monelli pieni di allegria. Lungo la strada, dovevamo giocoforza passare davanti ad una enorme roggia ricolma d'acqua dove gracidava e saltellava, un'enorme quantità di rane. Con le latte vuote dei pelati inchiodate su delle lunghe canne, raccoglievamo una ad una le povere rane e le infilavamo in una sacca, poi arrivati al negozietto del ghiaccio dopo averlo acquistato, pagato e avvolto il una tela, si riprendeva la strada del ritorno, ed è quì che impiegavamo le rane, ogni porta aperta e in ogni finestra spalancata gettavamo dentro due o tre rane, poi ci nascondavamo aspettando. In verità l'attesa era sempre breve, perchè all'improvviso le donne atterrite correvano fuori dalle case urlando a squarciagola dalla paura. Noi ridevamo a crepapelle, e quel fuggi fuggi ci divertiva un mondo. Certo dovevamo far finta di niente perchè se avessero capito la provenienza delle rane le legnate sarebbero state assicurate. Le nostre monellate erano divertimenti infantili e ricordo con tanta commozione anche i miei compagni di giochi: Oltre a me e mio fratello c'erano Anna, Paolo, Nunzio, Pippo. Compagni che (sono quasi certa), non rivedrò mai più!

domenica 24 maggio 2009

Adulti golosoni e bugiardi.




Da bambina la mia unica vacanza in una colonia estiva, non è stata un'esperienza che ricordo volentieri. Con un pullman arrivammo a Rometta, un paese sulle colline di Messina, ospiti per tutto il mese dalle suore. Eravamo divise in gruppi e per ogni gruppo c'era una "signorina". Passavamo le giornate fra canti, giochi e lunghe passeggiate per le vie cittadine, in rigorosa fila indiana. La domenica venivano a trovarci i genitori e appunto in una di queste visite, ad una mia compagna di stanza portarono dei dolcetti che lei ripose all'interno del suo comodino. Al ritorno dalla solita passeggiata, andai verso la porta della camerata ma la trovai chiusa a chiave.Spinta dalla curiosità di bambina, guardai attraverso il buco della serratura, vedevo perfettamente il letto della mia compagna, dov'era seduta comodamente la nostra signorina, una zitella non tanto giovane e anche rotondetta che aveva sulle gambe la scatola dei dolciumi non suoi e se li gustava beata. Sorridendo mi allontanai e tornai a giocare. Nel pomeriggio, quando la mia compagna aprì il suo comodino, scoppiò a piangere, dicendo che le avevano rubato gran parte dei dolci. La suora ci fece mettere tutte in fila e incominciò a inveire contro noi bambine, dicendo che rubare è peccato e voleva sapere chi fosse stato. Io continuavo a cantilenare come una stupida, io lo sòo, io lo sòo, al che la superiora mi prese per un braccio e strattonandomi in malo modo, mi intimò di parlare. Con grande soddisfazione di bambina ingenua dissi: è stata la signorina della mia camerata, l'ho vista con i miei occhi. Dal momento che mi hanno insegnato a dir sempre la verità, la mia mi sembrò una grande prodezza, ma mi ricredetti subito, perchè mi arrivò un sonoro ceffone dalla suora, con quelle sue mani grosse e callose, mi fece vedere le stelle di giorno. Raccontò poi l'accaduto alla signorina in questione, la quale arrivò dandomi della bugiarda davanti a tutti e mi mollò un altro bel ceffone. Per essere stata sincera, andai a letto in castigo e con la faccia gonfia. Inutile dire che il resto del soggiorno fu per me un inferno, mi trattarono male perchè nessuno credette alle mie parole. Il colmo fu quando alla chiusura della colonia di ritorno a Messina, mi si avvicinò la signorina golosona e mi disse: per questa volta ti perdono. Capito? Lei perdonava me! Bonta sua!!!!!





Sono tornate le rondini.




Mentre mi apprestavo ad apparecchiare per il pranzo, sentii sul balcone della cucina dei strani movimenti, mi affacciai e chiamai mio marito: Antonio corri sono tornate! Volteggiando elegantemente nell'aria, erano tornate le rondini. Nei detti popolari le rondini portano la primavera e finchè nidificano sotto il tetto, gli abitanti di quella casa avranno prosperità e salute. Anno dopo anno trovano sempre la strada di casa, quindi sono anche simbolo di fedeltà. Da sotto il mio tetto mancavano da qualche anno e cioè da quando il mio vicino di casa con una lunga canna ha sfondato la serie di nidi sapientemente costruiti, perchè sporcavano aveva detto. Ora sono tornate e pazientemente stanno riparando (per così dire) i loro vecchi appartamenti. Che gioia vederli volteggiare laboriosi attorno alla casa con le pagliuzze nel becco e guardare quei piccoli che aspettano il cibo con quei becchi spalancati, sporcano un pò, in cambio sterminano le zanzare e non è poco. A proposito: le rondini sono tornate, il mio vicino.......è volato in cielo, certo non c'è attinenza fra le due cose e per lui mi è dispiaciuto, però..........

Mia madre! una roccia.



Oggi è una giornata particolarmente triste, il caldo è arrivato in anticipo e la mia mamma non sta bene. La brutta bronchite che l'ha colpita fuori stagione, ha segnato il suo organismo già debole per l'età. Da figlia anche un pò egoista, ho sempre pensato alla mia mamma, come una roccia forte e indistruttibile, ora però comincio a rendermi conto, che la vita è quella ruota che gira in un movimento perfetto senza fermarsi mai. Mentre dorme la guardo con gran dolore, il suo bel viso pallido e coperto da rughe, mi mette l'angoscia, non riesce nemmeno a camminare dalla debolezza, ho quasi la sensazione che si stia lasciando andare lentamente. Io però non mi arrendo e domani la porterò ancora dal dottore, perchè sono certa che se reagisce, può ancora venirne fuori in barba ai suoi 86 anni. Spero di sentirla ancora, quando si arrabbia con la sua poca pazienza inveire in dialetto siciliano o quando racconta storie d'altri tempi in cui crede fermamente perchè superstiziosa convinta. povera mamma, quanti errori con quel suo carattere a volte un pò prepotente e indomabile. Ma lei è forte, mio fratello dice che la nostra mamma non l'ammazza nessuno. Speriamo sia vero!

martedì 19 maggio 2009

Nonno...questo sconosciuto.



Mi sono prefissa di mettere in ordine la cantina, e togliere le tante cose inutili che si ammassano man mano. Mentre mettevo in ordine tutti i vecchi quaderni dei miei figli, con commozione sfogliavo quà e là i loro vecchi compitini di quand'erano all'elementari, in una paginetta c'era un compito: parlate dei vostri nonni. Mentre leggevo mi sono soffermata a pensare a me da bambina, ho sempre sentito la mancanza della figura dei nonni, non ho mai avuto la gioia di essere accompagnata a scuola mano nella mano dal nonno, non ho mai avuto una favola, non ho mai ricevuto, perchè no! Nemmeno un rimprovero. L'unico che ricordo, è stato nonno Mario, il padre della mia mamma, povero nonno! Quasi completamente cieco, era timido e schivo. Era altissimo di statura ed era originario di Palermo. Non usciva quasi mai, eravamo noi che gli facevamo visita la domenica, Parlava poco, da lui ho ereditato gli occhi verdi. Un giorno quando sentì alla radio, che c'era stato un forte terremoto a Palermo dove vivevano i suoi fratelli, pensando al peggio, morì d'infarto dalla paura, era ultra novantenne. Ogni tanto lo penso e dico a me stessa che non ha saputo cogliere l'occasione e la gioia di godersi i nipoti. Certo involontariamente, perchè timido com'era non riusciva nemmeno ad esternare i suoi sentimenti. I nonni sono molto importanti nella vita dei bambini, ed io che ora lo sono, per i miei nipotini ci sarò sempre, donando a loro tutto l'amore che è mancato a me!

La Juve non ha vinto, ma vincerà!




I Nipotini Juventini sono dispiaciuti per non aver vinto il campionato, quindi (per par condition):


VIVA LA JUVENTUS


Che vincerà prossimamente, per la gioia di:


Simone, Andrea, Samuele.

domenica 17 maggio 2009

Orribile! Nessuno li cercherà mai.


Passeggiando su internet, mi sono imbattuta in una notizia che è a dir poco terribile. Dicono che nella città dell'Aquila il 90% degli scantinati erano stati affittati ad extracomunitari, tutte persone clandestine non iscritte a nessuna anagrafe. dopo il terremoto i proprietari, non nè hanno denunciato la presenza perchè appunto non in regola, quindi nessuno li cerca e tantomeno nessuno li piange. Sarà vero che all'Aquila lo sanno tutti e nessuno ne parla? Ci vantiamo di essere un paese dedito al volontariato e alla solidarietà, se questa notizia dovesse essere vera , non saremmo altro che un paese ipocrita e incivile, che ha perso di vista il senso dell'umanità e di questo mi vergogno!

Per Lorenzo e Riccardo, Viva l'Inter




Non ho mai capito perchè si debba correre dietro un pallone per quasi due ore e i tifosi gridare tutto il tempo fino a farsi saltare le tonsille. Però due miei nipotini, Lorenzo e Riccardo, Sin da piccolini, hanno amato l'Inter e siccome ha vinto anche quest'anno lo scudetto, queste righe sono dedicate alla loro gioia.


VIVA INTER Campione d'Italia

sabato 16 maggio 2009

l'Invenzione più bella

Sulla porta della cameretta, i miei ragazzi hanno voluto mettere un cartello e quando l'ho letto mi ha fatto tanta, tanta tenerezza. Il cartello recita così:


Quando Dio si rese conto di non poter fare tutto da solo, inventò la mamma!

Oggi sono in vena di tristezza.





Oggi è il mio anniversario di matrimonio, Il 16 maggio del 1970 alle 11 del mattino sono convolata a nozze. sono passati 39 anni. Anno dopo anno, l'anniversario dovrebbe assumere un'importanza sempre maggiore, con il passare degli anni invece io lo festeggio sempre meno, la vita si allarga a tanti altri problemi e onestamente gli anni che passano, mi fanno lo stesso effetto del compleanno, più passano e più la tristezza nel mio cuore aumenta. penso che la vita pian piano scivola via e non riesco a fermarla, avrei mille cose ancora da fare e da dire e con queste idee (sbagliate nella testa) non riesco a godermi il presente e dopotutto mi dico è solo una data e niente di più.

venerdì 15 maggio 2009

La matita di Dio.


Madre Teresa di Calcutta amava definirsi: una matita nelle mano di Dio, ha lasciato delle massime belle e profonde che fanno riflettere. Eccone alcune.

E' facile amare chi ci sta lontano, difficile è amare chi vive vicino a noi.

Non è necessario fare grandi cose per mostrare un grande amore.

L'amicizia porta un sorriso dove l'amore lascia una lacrima.

Affinchè una lampada continui a bruciare, bisogna sempre aggiungere l'olio.

Il vero amico è quello che ti rimane accanto, quando il resto del mondo se ne va.

Era una piccola donna, ma grande nel dare amore al suo prossimo, ha vissuto tutta la vita al servizio dei poveri, dei malati e degli emarginati, sempre con il sorriso sulle labbra.